Passione San Bernardo e la pet therapy
Fin dall’antichità gli animali da compagnia hanno sempre rivestito un importante ruolo affettivo, non di rado terapeutico. Questo rapporto complesso e delicato si sta di recente rivalutando, ovvero sta trovando una strutturazione metodologica e impieghi terapeutici mirati a specifiche patologie.

 

Il ruolo che giocano questi animali sulla qualità della vita e sullo stato di salute ha portato alla nascita di alcune nuove forme terapeutiche e ludiche, che prendono il nome di Pet-Therapyovvero l’utilizzo terapeutico di animali da compagnia.

 

 

La Pet Therapy nasce da una realtà applicata da più di 40 anni negli USA e in diversi paesi europei, attualmente anche in Italia. Con il Decreto Sirchia nel 2003 e dal riconoscimento dal Comitato Nazionale di Bioetica nel 2005, si è sviluppato un interesse nei confronti di questa “terapia” che può essere applicata nel campo socio-educativo, riabilitativo, sanitario, rivolgendosi a persone di ogni età che cercano di migliorare la qualità della loro vita attraverso la presenza e l’interazione dell’animale.

 

Lo psichiatra infantile Boris Levinson fu il primo a coniare il termine di “pet-therapy” per descrivere l’uso di animali da compagnia nella cura di malattie psichiatriche.
Levinson aveva notato come alcuni dei propri pazienti, bambini con serie difficoltà di relazione e di comunicazione interpersonale, stabilissero con sorprendente facilità legami affettivi e cognitivi (connotati da stabilità relazionale) con il proprio cane.
L’animale aveva la funzione di aiutare il bambino ad abbassare le proprie barriere emotive, fornendo un’interessante spunto di comunicazione tra paziente e terapista.
Secondo Levinson la chiave dell’efficacia terapeutica del partner animale sarebbe rappresentata dal “conforto” e dalla “simpatia” incondizionati che esso fornisce.
Altri studi hanno successivamente evidenziato una benefica influenza anche solo dalla presenza di un animale sui sintomi principali dello stress, cioè, l’animale induce una normalizzazione del ritmo cardiaco, della pressione arteriosa, della frequenza respiratoria, della tensione muscolare e non ultimo del livello plasmatico del colesterolo.


Il termine pet therapy si sta via via sostituendo con:

 

1) Attività Educative con l’ausilio di animali (AAE), quando l’animale stimola le attività con finalità educative.
Tali progetti sono generalmente avviati nelle scuole (materne o elementari) e consistono in esperienze di educazione alla conoscenza e al rispetto del mondo animale in tutte le sue componenti, attraverso l’incontro con gli animali, la visione di filmati, visite ai parchi, fattorie pedagogiche.
Le AAE sembrano migliorare l’attenzione e l’apprendimento, il rendimento scolastico, la curiosità e i rapporti sociali e ridurre fenomeni di devianza, bullismo e abbandono scolastico;

 

2) Attività Assistite con gli animali (AAA), quando si organizzano attività rivolte a migliorare la qualità della vita dei soggetti coinvolti con interventi di tipo ricreativo, educativo e/o assistenziale.
Tali attività sono rivolte in particolare alle categorie di persone “vulnerabili”, quali ad esempio i ciechi o i portatori di handicap fisici e psichici.
Si caratterizzano perché sono programmi erogati in vari ambienti (scuole, ospedali, ecc.), realizzati da personale opportunamente formato, in cui vengono coinvolti animali che rispondono a determinati requisiti attitudinali e di capacità.

 

Obiettivi che possono essere raggiunti con tali attività sono, ad esempio, quelli che contribuiscono a migliorare la qualità della vita di soggetti al fine di distrarli da situazioni particolarmente stressanti, di rilassarli e di divertirli.

 

3) Terapie Assistite con gli animali (AAT), quando l’animale, definito coterapeuta, è parte integrante di un progetto terapeutico. In questo caso la terapia si deve porre degli obiettivi ben precisi e deve produrre modificazioni nello stato del paziente.

 

passione san bernardo e la pet therapy nelle case di riposo

 

I Progetti

 

 

BAMBINI

 

La pet therapy è un’attività che può essere svolta con qualsiasi bambino:
  • normodotato, per puro piacere e conoscenza dell’animale;
  • con problematiche nell’area comunicativa esponendo il bimbo ad attività in cui il linguaggio diventa indispensabile in relazione al cane
  • con problematiche di natura cognitiva, coinvolgendo il bimbo in attività di programmazione, risoluzione di piccoli problemi e svariate attività motorie
  • con problematiche di natura attentiva stimolando la modulazione dell’attività motoria e verbale dei bimbi iperattivi
  • con problematiche di natura motoria, stimolando coordinazione, orientamento spaziale ed abilità grosso e fino—motorie
  • con problematiche emotive, riducendo ansia, aggressività e solitudini reali o percepite
  • con problematiche di natura comportamentale; i  bambini tramite il contatto con l’animale imparano a gestire le emozioni e a rispettare le regole

 

ANZIANI

 

E’ un dato di fatto che l’età che avanza predispone facilmente le persone a sentimenti di rassegnazione ed inaridimento spirituale, sconfinando talvolta nella depressione, nell’apatia e nella perdita di fiducia in sé stessi.

 

In questa situazione il CANE attraverso il gioco e l’accudimento, importanti canali di interazione tra uomo e animale, può diventare un’ancora di salvezza, promuovendo e rinforzando il legame affettivo e stimolando la relazione interpersonale.
La sua semplice presenza riempie tanti vuoti, la sua naturale inclinazione a non passare inosservato è talmente disarmante che non può non invitare al buon umore anche la persona più triste.

 

DISABILI

 

La finalità del progetto:
  •         rendere il comportamento del cane completamente adeguato alle capacità dei soggetti coinvolti, compatibilmente con la loro tipologia di deficit e coerentemente al progetto educativo personalizzato
  •     stimolare in modo costruttivo l’evoluzione educativa della persona al fine di potenziare i livelli cognitivo, relazionali, comunicativi, affettivi, emotivi e  motori

 

IMPORTANTE:

 

Consideriamo come atteggiamento riduttivo identificare la persona con la patologia perché significa considerarne solo i limiti e non le risorse. Per questo ogni intervento che noi realizziamo è individualizzato e mette al centro la persona e le proprie esigenze.

 

L’osservazione verrà effettuata dalla psicoterapeuta/neuropsicologa dell’età evolutiva dell’Associazione Passione San Bernardo che lavora in equipe con l’operatore Pet Therapy.
Insieme stenderanno un progetto personalizzato per ogni persona che prenderà parte al progetto Pet Therapy.
E per l’animale?

 

passione san bernardo e la pet therapy

 

 

Finora abbiamo parlato dell’uomo, dei possibili effetti positivi che può avere dalla relazione con l’eterospecifico. Non abbiamo detto niente a riguardo dell’animale, ovvero se anche lui ottiene qualche beneficio, o che cosa gli viene da questo contatto; se per lui è problematico e come fa ad apportare così tanti aspetti positivi nelle persone.

 

Noi di PASSIONE SAN BERNARDO vogliamo concepire il progetto con obiettivi bidirezionali e cioè tenendo conto che anche l’animale, soprattutto se alle spalle ha avuto una storia di maltrattamenti o abbandoni, può giovare del contatto umano, trovando in quest’ultimo affetto e conforto in un momento di “crisi di passaggio”.
I bambini esprimono sentimenti ed emozioni in modo puro e spontaneo, in assenza di razionalità; questo comportamento è ben visibile anche negli animali.

 

Vedi progetto “Shelter Buddies reading program”, progetto della Umane Society of Missouri che unisce l’apprendimento alla terapia. “Volevamo aiutare i nostri cani più timidi e traumatizzati senza un’interazione fisica forzata – ha dichiarato il direttore del programma Jo Klepacki, e ascoltare un bambino che legge riesce davvero a calmare questi animali….”

 

Di recente uno studio sulla rivista Journal of Autism and Developmental Disorders ha confermato questo ruolo sociale per i piccoli animali.
I ricercatori hanno seguito 70 famiglie con bimbi e ragazzi autistici tra gli 8 e i 18 anni, tutti pazienti del MU Thompson Center for Autism and Neurodevelopmental Disorders.
Il 70% delle famiglie aveva in casa un cane, mentre a rallegrare le altre dimore c’erano gatti, conigli, uccelli, persino un ragno.
I benefici sono risultati evidenti in tutti i casi: migliorava l’assertività, si presentavano più spontaneamente, rispondevano alle domande e ne facevano a loro volta molto più di prima. L’animale faceva da mediatore per le comunicazioni, facilitando la conversazione specialmente quando ne diventava l’oggetto.

 

Testo a cura della Dott. Silvana Perrone – Sito Web